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    <title>matteosalusso</title>
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    <item>
      <title>Tessitura ai tempi del Covid-19</title>
      <link>https://www.telaisalusso.com/tessitura-ai-tempi-del-covid-19c48ad8d0</link>
      <description>Come il mondo della tessitura ha affrontato l'emergenza del covid 19</description>
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
                  
  Articolo scritto a giugno 2020

                &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/b7328070/dms3rep/multi/starnuto+fazzoletto.jpg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Se
fosse stato un terremoto! Una buona scossa e non se ne parla più …
Si contano i morti, i vivi, e il gioco è fatto. Ma questa porcheria
di peste! Anche coloro che non l’hanno la portano nel
cuore.
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    
(Albert Camus, La peste)
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;p&gt;&#xD;
      
                      
      Si
sa, oramai è storia. Tutto ha inizio a Wuhan, poi Corea del Sud,
Italia, Europa, U.S.A e settimana in settimana un nuovo virus non
chiede permesso e fa il giro del mondo. L’11 febbraio si ha un nome
ufficiale: il nome scelto dall’Oms è 
      
                      &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
                        
        Covid-19.
I
      
                      &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
                      
       casi accertati salgono a 118 mila in 114 paesi ed è
pandemia, ad annunciarlo dalla Svizzera è Tedros Adhanom Ghebreyesus
direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità,
l’undici marzo 2020. Lo stesso giorno in Italia esce un nuovo
decreto che prevede forti restrizioni. Si usa il termine 
      
                      &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
                        
        lockdown
      
                      &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
                      
      ,
parola dal suono duro per dire che il paese si chiude e si ferma
tranne per i servizi essenziali e ci si ripete come un mantra
#iorestoacasa. Sempre l’OMS il 13 marzo dichiara che l'Europa sta
diventando il nuovo epicentro della pandemia. Nelle nostre città ai
balconi c’è chi canta e chi mette striscioni colorati con sopra
scritto #andràtuttobene.
    
                    &#xD;
    &lt;/p&gt;&#xD;
    &lt;p&gt;&#xD;
      
                      
      Fin
dalle prime dichiarazioni di emergenza, per far fronte alla crisi
sanitaria, la politica si adopera, il mondo economico fa le sue
scelte, si attiva immediatamente la scienza. Si, quella stessa
scienza che per anni ha provato a lavorare fianco a fianco della
politica senza ricevere spazio (non ci è riuscito il riscaldamento
globale o il buco dello ozono, ci riesce invece un minuscolo virus),
si trova ora scaraventata nel giro di un niente nei palazzi di potere
a suggerire cosa è bene e cosa no.  

    
                    &#xD;
    &lt;/p&gt;&#xD;
    &lt;p&gt;&#xD;
      
                      
      Insomma,
politica, economia, scienza. E la tessitura? In questo stravolgimento
epocale come si comporta? Cosa fa? Rimane ferma come attività
statica o si dimostra reattiva, viva, capace di leggere i tempi e far
fronte alla situazione? 

    
                    &#xD;
    &lt;/p&gt;&#xD;
    &lt;p&gt;&#xD;
      
                      
      La
tessitura prova, a modo suo, a dare una mano. Andiamo per gradi. Ci
si accorge abbastanza in fretta che i dispositivi minimi di sicurezza
in Italia sono molto scarsi e difficili da trovare. Non solo nelle
farmacie per la gente comune, ma anche negli ospedali le 
      
                      &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
                        
        mascherine
      
                      &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
                      
      ,
i camici, i guanti e gli occhiali sembrano beni di lusso. Non si
trovano perché semplicemente non ci sono. Spesso le mascherine e i
camici che vengono forniti negli ospedali non sono professionali.
Sono molte le denunce di infermieri e di sindacati e a marzo,
dichiarazioni di medici come “p
      
                      &#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        iù che a delle mascherine
assomigliano ad un panno per togliere la polvere", 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        sono
molte. 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        In quei
giorni di panico, quando gli operatori sanitari venivano chiamati
eroi e 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        un po’
dappertutto era forte
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        
la retorica della guerra, ebbene, 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        il
pensiero che
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
         la
storia si ripet
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        a
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        era in me molto
forte
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        . Così
come nel ‘
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        4
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        2
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        
i soldati 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        italiani
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        
(questa volta veri) venivano mandati 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        a
invadere la Russia mal equipaggiati, 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        con
armi vecchie e abiti non idonei, 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        anche

      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        nel 2020, 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        nei
giorni di picco massimo del contagio 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        e
con il sistema sanitario prossimo al collasso, 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        infermieri
e medici non erano protetti adeguatamente. 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;/p&gt;&#xD;
    &lt;p&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        Eppure

      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        era il 1619
quando in Francia, il medico del re Luigi XIII, Charles de Lorme,
prendendo come spunto le armature dei soldati, pensò a un vestito
completo per i medici da usare in tempi di epidemie e pestilenze.
Partendo dalle rudimentali maschere protettive a forma di becco usate
in Italia dai medici a partire dal XIV secolo
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        ,
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        
De Lorme ideò una veste idrorepellente in tela cerata lunga fino ai
piedi, comprensiva di guanti, scarpe e cappello a tesa larga.
All’interno del becco della maschera venivano messe essenze
aromatiche e paglia, che agivano da filtro e che avrebbero dovuto
(secondo le credenze dell'epoca) impedire il passaggio degli agenti
infettanti. 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;/p&gt;&#xD;
    &lt;p&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        Una
poesia del XVII secolo descrive così l'abito del medico della peste:
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;/p&gt;&#xD;
    &lt;p&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        «Come
si vede nell'immagine,
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
a Roma i medici compaiono
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
quando
sono chiamati presso i loro pazienti
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
nei luoghi colpiti dalla
peste.
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
I loro cappelli e mantelli, di foggia nuova,
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
sono in
tela cerata nera.
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
Le loro maschere hanno lenti di vetro
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
i
loro becchi sono imbottiti di
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        
antidoti
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        
                        
        .
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
L'aria
malsana non può far loro alcun male,
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
né li mette in
allarme.
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
Il bastone nella mano serve a mostrare
        
                        &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
                        
        
la nobiltà
del loro mestiere, ovunque vadano.» 
      
                      &#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;/p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/b7328070/dms3rep/multi/peste.jpeg" alt="gggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggg" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      L’idea
dunque era che, 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      così

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      equipaggiato, il
medico non corresse rischio alcuno. 
      
                      &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
                        
        La tela cerata
      
                      &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
                      
       era una corazza

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      che separa
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      va
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      il 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      medico

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      dalla
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
malattia, 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      così
come un
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      o
scafandro protegge il palombaro dagli abissi e la
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
tuta spaziale l’astronauta dai raggi cosmici. 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      A
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      llo
stesso modo, a
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
febbraio 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      2020,

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      l’OMS
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      dichiara che 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      le
mascherine 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      chirurgiche
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      “
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        forniscono
una barriera per le goccioline potenzialmente infettive
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      ”.
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Ma
c’è un problema di fondo: in Italia (e un po’ in tutto il mondo

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      occidentale
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      )

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      da qualche anno
a questa parte, 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      nessuno
produce più mascherine. 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Mandare
nei reparti Covid il personale medico senza mascherina s
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      arebbe
un po’ come dire a Jacques-Cousteau 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      e
a Neil Amstrong 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      di
intraprendere una loro missione 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      in
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
costume da bagno 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      o
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      giacca-vento.
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      A
dire il vero tutta l’
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Europa,
e in generale 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      il
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
mondo occidentale, a inizi anni 2000 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      smette
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
di produrre mascherine a causa dei costi dei contenziosi e della
concorrenza straniera. La Cina così, nel giro di poc
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      o
tempo
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      , controlla
il 50% della produzione globale di mascherine. 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      I
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      l
gioco è fatto:
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
di fronte alla propria epidemia di Coronavirus 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      la
Cina
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      dedica
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
tutta la sua produzione ad uso interno 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      limitando
le esportazioni ai paesi stranieri. 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Arcuri,
commissario all’emergenza 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      in
Italia
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      , fa
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      il punto della
situazione: “
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        le mascherine sono le munizioni
che ci servono per combattere questa guerra ma non le abbiamo a casa
nostra
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        . 
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Purtroppo l’Italia non
produce mascherine se non in quantità insignificanti. Tutti i Paesi
sono attaccati o stanno per essere attaccati dall’epidemia e chi ha
la possibilità di produrre quello che serve per combatterla
legittimamente se lo tiene per sé. Siamo dentro una guerra
commerciale molto dura e molto complicata”. 
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      C
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
    osì
descritto, il tessuto da
una parte si rivela essenziale nella guerra contro il virus in
quanto scudo protettivo,
e dall’altra lo stesso tessuto diviene oggetto bramato
e conteso in
una guerra commerciale. Vista
da questa prospettiva la
tessitura è al centro di una
guerra nella guerra. 

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      I
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      n
una situazione dove da una parte la domanda è a mille e dall’altra
parte l’offerta è sotto zero, inizia 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      molto
in fretta 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      la
caccia alla mascherina. 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      I

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      prezzi spesso
vengono quintuplicati, 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      le
code davanti alle farmacie si fanno lunghe
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      e 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      nervose
e
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
       i rifornimenti
dai paesi orientali sono
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
vere e proprie odissee. Ma questa, per prendere in prestito una frase
tormentone da Carlo Lucarelli, è un’altra storia.
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Quello
che trovo interessante è la risposta immediata a questa situazione
del mondo della tessitura
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      .

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      I
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      n
quella che viene chiamata 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        fase 1 
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      l
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      a
tessitura entra in gioco 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      di
sua iniziativa dimostrandosi anche oggi attività protagonista e di
vitale importanza 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      per
l’uomo. Ha dato prova
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
di 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      saper 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      reagire

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      a una situazione
complicata
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      e

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      adeguarsi 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      e
rispondere alle esigenze del momento
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      confermando
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
di essere 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
fedele compagna 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      ne
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      l
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
cammino evolutivo 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      dell’uomo
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      .

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Molte
realtà tessili dello stivale hanno convertito le 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      proprie
linee di
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
produzion
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      e. 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      L
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      e
nuove 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      necessità
si sono trasformate in virtù 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      dando
vita a 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      nuovi
progetti
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      .

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Dall’abbigliamento
tecnico 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      per lo
sport
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
       al 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      tessuto
non tessuto per 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      le
mascherine, dal confezionamento di abiti 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      da
vendere 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      online a
quello dei camici monouso; 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      c
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      osì
il tessile-moda made in Italy 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      ha
risposto
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
       al
Covid.
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Ma
come sempre accade, 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      alla
risposta di un problema nasce un nuovo problema
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      .

      
                      &#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        &lt;cite&gt;&#xD;
          
                          
          Era
il 19 marzo quando Andrea 
        
                        &#xD;
        &lt;/cite&gt;&#xD;
        &lt;cite&gt;&#xD;
          
                          
          Tronzano,
assessore delle attività produttive del Piemonte, intervistato da
Matteo Chiarenza sulle frequenze di RBE, faceva presente il problema
della certificazione delle mascherine. Ma anche questa è un’altra
storia.
        
                        &#xD;
        &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;cite&gt;&#xD;
        &lt;cite&gt;&#xD;
          &lt;cite&gt;&#xD;
            &lt;cite&gt;&#xD;
              &lt;cite&gt;&#xD;
                &lt;cite&gt;&#xD;
                  &lt;cite&gt;&#xD;
                    &lt;cite&gt;&#xD;
                    &lt;/cite&gt;&#xD;
                    &lt;cite&gt;&#xD;
                      &lt;cite&gt;&#xD;
                      &lt;/cite&gt;&#xD;
                    &lt;/cite&gt;&#xD;
                  &lt;/cite&gt;&#xD;
                &lt;/cite&gt;&#xD;
              &lt;/cite&gt;&#xD;
            &lt;/cite&gt;&#xD;
          &lt;/cite&gt;&#xD;
        &lt;/cite&gt;&#xD;
      &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Il
27 maggio 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      invece

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      il commissario
all’emergenza 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Arcuri
dichiara che 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      “
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        c
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        on
gli 
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        in
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        c
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        entivi
di Cura Italia
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        è
nata una filiera italiana di produzione 
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        di
mascherine
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
         che renderà il nostro Paese
autonomo da qualunque importazione”
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      .
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      E

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      se nella fase 1
la tessitura è stata sul pezzo, 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      a
emergenza finita co
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      sa
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
prevede di fare? 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      In
questi mesi si sentiva spesso la frase: 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      il
mondo non sar
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      à
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
più lo stesso
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      .
E 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      dunque: c
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      he
tipo di tessitura sarà dopo l’epidemia?
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Poiché la
domanda modula l’offerta, 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      crescono
le richieste
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
       di
prodotti tessili con 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      trattamento
per la protezione antibatterica
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
e antivirale e il tema della salute e della protezione da virus e
batteri è diventato una priorità per le aziende del tessile-moda
italiane.
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Non esiste
ancora 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      una
tecnologia testata anti Covid-19
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
ma divers
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      e
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
aziende hanno 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      accelerato
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      
la ricerca per realizzare prodotti che facciano da schermo a virus e
a batteri.
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Roberto
Grassi, 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      presidente
dell’unione industriali di 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      V
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      arese,

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      in un’intervista
del 27 marzo 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      dice
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      ,

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
       “
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      l
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        a
sfida di 
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        adesso
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        è

      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        cercare
di produrre tessuti
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        
che riescano a dare lo stesso livello di protezione dei tessuti non
tessuti
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      .

    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        P
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        artendo
dalla nostra tradizione
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        
vogliamo creare tessuti 
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        tessili

      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        che
riescano a fermar
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        e
il virus
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        attraverso
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
                        
        
finissaggi particolari
      
                      &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      ”.
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      Su
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      l
Sole 24 ore 
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      del
13 maggio
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;cite&gt;&#xD;
      
                      
      ,
Stefano Albini presidente del Cotonificio Albini Spa, a questo
proposito dice: “
    
                    &#xD;
    &lt;/cite&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Quello che abbiamo sviluppato sui
tessuti è una formula di fissaggio che abbiamo chiamato ViroFormula:
u
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      n procedimento industriale che genera sui tessuti un effetto
antivirale e antibatterico, fino a cento volte più efficace della
norma
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
    ”. 

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Parallelamente
alle ricerche di sistemi di fissaggio c’è una ricerca altrettanto
interessante sulle fibre tessili già antibatteriche e antivirali in
partenza. Queste fibre, probabilmente, per avere successo nel periodo
post-Covid, dovrebbero avere come ulteriore caratteristica quella di
essere sostenibile ed ecologica partendo, possibilmente, dal concetto
di smaltimento di scarti industriali. In quest’ottica fibre come
quella proveniente dal latte potrebbero tornare in auge.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Elio
Fiorucci diceva che “la moda nasce per strada”. Per le strade
oggi si vedono persone coperte da mascherine in cerca di protezione e
allo stesso tempo di primavera. E dunque, quali meraviglie saprà
dare alla luce la tessitura? E’ di Coco Chanel la frase: “
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      la
moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel
cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro
modo di vivere, che cosa sta accadendo”.
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/b7328070/dms3rep/multi/starnuto+fazzoletto.jpg" length="181794" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 01 Nov 2021 10:37:59 GMT</pubDate>
      <author>info@acapo.agency (Acapo Agency)</author>
      <guid>https://www.telaisalusso.com/tessitura-ai-tempi-del-covid-19c48ad8d0</guid>
      <g-custom:tags type="string">#covid19,#tessitura,#mascherine</g-custom:tags>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/b7328070/dms3rep/multi/starnuto+fazzoletto.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Tessere il www</title>
      <link>https://www.telaisalusso.com/tessere-il-wwwd22e5bda</link>
      <description>L'articolo parla del ruolo centrale del telaio nell'invenzione del computer.</description>
      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp-cdn.multiscreensite.com/b7328070/dms3rep/multi/www.jpg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Se si guarda la storia dell’uomo con occhi tessili ci si rende
conto di come la tessitura sia sempre stata protagonista, diretta o
indiretta, delle grandi rivoluzioni dell’uomo. 

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Per rivoluzione qui si intende uno stravolgimento tecnologico, socio
e culturale nella vita dell’uomo che ha cambiato radicalmente il
suo modo di vivere facendogli fare un passo evolutivo nel suo
cammino. E queste rivoluzioni non hanno mai avuto un carattere locale
ma, al contrario, mondiale; una volta nate si sono diffuse scuotendo
le genti di tutti i continenti da est a ovest, da nord a sud. Queste
rivoluzioni non hanno un inizio e una una fine, il loro ciclo non si
conclude perché quando iniziano non si fermano ma sono un continuo
mutarsi finendo, spesso, con l’intrecciarsi fra di loro trovando
difficile distinguere l’una dall’altra. 

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Se proviamo a percorrere l’evoluzione tecnologica dell’uomo
dall’inizio dei suoi passi a oggi, personalmente vedo come prima
grande rivoluzione l’inizio dell’uso
di utensili. Su come un semplice oggetto possa interagire con
l’ambiente e modificarlo notevolmente, estremamente chiaro  e
sintetico è stato Stanley Kubrik in “2001 Odissea nello spazio”.
Qui un osso, usato come arma in una zuffa tra ominidi, si trasforma
nella navicella spaziale Discovery. E se nella vita reale un osso
impiega 4 milioni di anni a diventare navicella spaziale, molto meno
ci hanno impiegato due bastoni a diventare telaio per rispondere e a
soddisfare esigenze materiali basilari, come cacciare e coprirsi,
rendendo la vita dell’uomo da quel momento in poi non più la
stessa. 

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Altra grande e successiva rivoluzione trovo sia stata la nascita
del linguaggio e dell’arte,
e anche qui, a mio avviso,
la tessitura ha voce in capitolo. Linguaggio e arte trovano
nel tessuto e nella tessitura in generale un efficace e privilegiato
mezzo di trasmissione di messaggi. I tessuti pregni di significato
sono come veri e propri tappeti volanti di informazioni.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Il passaggio dalla vita nomade a
quella sedentaria è un altro grandissimo passo evolutivo. Il
passaggio dalla caccia e dalla raccolta all’agricoltura e
all’allevamento segna per sempre la vita dell’uomo. In questo
periodo si svilupparono le prime forme di organizzazione politica ed
economica. La tessitura in questo passaggio è, con buone
probabilità, determinante. Filare vello animale allevato e fibre
vegetali coltivate è di certo più comodo e di migliore resa che non
filare ciò che la natura offre. Così come tessere su dei telai
stanziali è di certo più produttivo che non su telai nomadi. 

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Arriviamo alla nascita
della scrittura
dove è
il tessuto a essere il
punto di unione tra la parola parlata e quella scritta e
alla rivoluzione
industriale che
vede la
navetta lanciata come
grande protagonista e l’iniziatrice di tutto. John Kay,
inventore inglese e figlio di un ricco commerciante di stoffe, nel
1733 inventa questo piccolo congegno per consentire il passaggio
della trama più velocemente rispetto alle tradizionali navette usate
fino a quel momento. Il lancio
era ottenuto, nei primi telai meccanizzati, tirando una maniglia che
azionava una molla. Successivamente l'operazione divenne
completamente automatica. Senza questo piccolo e veloce oggetto Marx
non avrebbe scritto il Capitale, la Val Susa non avrebbe il problema
del Tav e Charlie Chaplin non avrebbe mai stretto bulloni nel suo
film Tempi Moderni.  

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
E si giunge
ai giorni nostri e alla
rivoluzione informatica, alla
nascita del computer e
al world wide web: il www. 

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
È tema attuale quello della dipendenza dal web per le generazioni y
e z. Ma che cos’è il web? Che cos’è internet? Da dove nasce?
Oggi in un’epoca dove ogni cosa è frenetica e veloce, dove si può
comprare, comunicare, giocare, innamorarsi e perfino fare sesso
on-line che cosa ha a che fare questo mondo con il mondo della
tessitura? Un mondo lento, il cui immaginario riporta alla
meditazione e al silenzio? Intanto in comune hanno delle parole.
Internet
ad esempio significa rete interconnessa. E la rete è il cuore
della tessitura, anzi è il motivo primo per cui nasce la tessitura:
cacciare. Internet nasce prima del web, nasce mezzo secolo fa in
California. L’università di Stanford e di Los Angeles hanno
collegato tra loro due computer per scambiarsi informazioni. Erano le
22,30 del 29 ottobre 1969. Da allora i sistemi si sono evoluti e,
secondo gli ultimi dati aggiornati al primo semestre del 2019, il
58,8% della popolazione mondiale ha oggi accesso alla rete.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Altre parole che hanno in comune computer e telaio sono on line / off
line, termini questi che riportano al concetto di filo e a tutti i
significati che si porta appresso.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Altra parola è proprio il www:
il world wide web
che significa letteralmente ragnatela mondiale. E la ragnatela
è un altro tema caro e cardine per la tessitura. Il ragno, animale
tessitore per eccellenza, secondo alcune mitologie ha insegnato
l’arte dell’intreccio all’uomo e di come ordire inganni nella
condotta di caccia e guerra.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  
                  
  Ma è solo casualità o c’è dell’altro? Tra telaio e computer,
parole a parte, c’è di più? Cosa centra la tessitura nella
rivoluzione digitale? 



  
                  &#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Per rispondere a questa domanda dobbiamo andare indietro nel tempo, a
Lione, nel 1801. 

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
E’ appena finita la rivoluzione francese e il
matematico
e studioso di meccanica 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Joseph
Marie Jacquard
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    ,
figlio di un tessitore,
intuì
una nuova tecnica. Una tecnica che nell’immediato
cambiò profondamente
la
produzione di
tessuti
dell’epoca ma
che ben presto si
rivelò fondamentale anche in altri settori tecnologici. L’idea
di Jacquard
è l’unione di invenzioni che partono
da un
italiano,
Gianni il Calabrese, che già nel 1470 emigra a Lione e ha l’idea
del telaio meccanico. Idea che
viene abbandonata e ripresa
da Bouchon e Falcon nel 1725 fino
ad arrivare al
23 dicembre del 1801 quando
Jacquard
deposita il suo brevetto rivoluzionario
inconsapevole - forse - dei cambiamenti che il mondo di lì a poco
avrà grazie a queste sue carte.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Inizialmente
il telaio Jacquard ha una notevole
diffusione prima in Francia e poi in Inghilterra, che era allora
considerata la principale produttrice di tessuti del mondo intero.
Nel giro di pochi anni vengono prodotti e venduti ben undici mila
“telai Jacquard”, provocando nello stesso tempo diffuse proteste
di operai del settore tessile che vedevano nell’automazione una
minaccia alla propria occupazione. In alcuni casi, soprattutto in
Inghilterra, la protesta operaia giunse a veri e propri atti di
sabotaggio e distruzione dei
nuovi telai automatici. Nel 1831, a Lione, si verifica la famosa
rivolta dei Canuts che segna il primo sciopero dell’era
industriale. Questo perché gli operai hanno paura di perdere il
posto di lavoro, dove prima infatti si lavorava in quattro, ora basta
una persona. Prima
dell’ottocento i tessuti operati venivano eseguiti a mano o con i
telai a tiro che richiedevano più
persone specializzate.
Il
telaio Jacquard invece
è
un telaio veloce, meccanico e ripetitivo e
l’alzata
dei fili che formano i
disegni si crea
in automatico.
Ha
l’aspetto
di
un telaio normale
a cui si è aggiunto una incastellatura, dei nastri di cartoni
perforati, una catena, una serie di contrappesi, di aghi e di arpini.
Questa incastellatura permette il movimento automatico dei singoli
fili d’ordito. Così azionando un’apposita
leva il tessitore fa avanzare il passo del cartone, ogni singolo
cartone crea un programma al telaio: se vi è il foro l’ago
vi entra e
il filo d’ordito
si
alza, se non vi è il foro
l’ago non entra e il filo
d’ordito
resta fermo.


  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Per
capire meglio questo nuovo e rivoluzionario funzionamento si può
fare l’esempio dei primi strumenti musicali meccanici che iniziano
ad usare, dalla
seconda metà dell’ottocento, il
concetto delle schede
perforate. Sotto
una
sorta di
tastiera c’è la scheda perforata, e sotto la scheda ci sono
diverse corde. Un
meccanismo trascina la scheda perforata sotto degli elementi che
possono colpire le corde attraversando i buchi della scheda. Dove
c’è buco c’è suono, dove non c’è buco non c’è suono.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Buco
– non buco / vero – falso / zero – uno;
così
Jacquard rende il telaio “programmabile”, rendendo possibile la
realizzazione di un risultato (il tessuto) sulla base di uno schema
memorizzato su un supporto sostituibile, e sempre precisamente
riproducibile.
Gli
aghi codificano le schede perforate attraverso un codice binario.
Questo
principio fa così del telaio l’antenato del
computer. Il computer, e quindi tutta l’era digitale, ha origine
dal telaio. Le prime calcolatrici elettroniche , e poi dopo i
computer, utilizzano anch’essi
come supporto di memoria delle
schede perforate così come i telai Jacquard: e cioè la
prima macchina a controllo numerico pilotata
attraverso bande di nastro perforate. 

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Queste
schede altro
non
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    sono
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    che
un
supporto di memoria, esattamente
come
lo sono le pagine di un libro. È un oggetto che serve per archiviare
un’informazione la
quale
viene acquisita, letta tramite tecniche meccaniche (come
nel caso del telaio)
oppure
tecniche ottico
elettronico (come
nel caso dei
computer).


  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Fino
agli inizi degli
anni
70 i computer occupavano grosse stanze e parte di questa macchina
erano pile e pile di schede perforate
da leggere da
una parte, e
pile
e pile di schede
perforate
già
lette da
un’altra parte.
I cartoni venivano
letti
uno per uno: un
fascio di luce veniva
fatto partire, se
c’era
il foro
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    la
luce
passava
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    oltre,
se
non c’era
il foro la luce non passava.
Dall’altra
parte del cartone
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    c’era
una
foto cellula che
se colpita dalla luce faceva
passare la
corrente elettrica che andava
a finire nella memoria del computer.
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Con
il principio delle schede perforate passare le informazioni,
fisicamente, da un posto all’altro risulta molto più facile.
Sufficiente
era portare le diverse schede da un ufficio all’altro. Per
risparmiare spazio fisico, con il tempo, queste schede perforate
hanno lasciato
spazio a dei nastri magnetici arrotolati
a delle bobine.
Nei
COMMODOR
64 degli
anni 80 ad
esempio,
le informazioni erano registrate e lette su dei nastri non più
bucherellati ma con la presenza o con l’assenza di un campo
magnetico. 

  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    La
prossima grande rivoluzione dell’uomo
(se
già non è iniziata) credo sarà l’esplorazione spaziale con
la colonizzazione di satelliti e pianeti.
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    L’Esa,
l’agenzia spaziale europea, vuole superare la Stazione Spaziale
Internazionale con il progetto del 
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Moon
Village, 
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      u
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
    n
avamposto umano che diventerà base per le missioni future su altri
pianeti, primo fra tutti Marte. Voglio
concludere quest’articoletto con l’augurio che anche in questa
avventura la tessitura possa contribuire e
dire la sua. Raul
Pollitt-Caselle,
un
ingegnere spagnolo che lavora per la Nasa, che
conosce
il mondo della tessitura da
quando è bambino essendo
cresciuto tra le stoffe di sua madre, una stilista di moda, sta
lavorando per la realizzazione di tessuti metallici nello spazio con
stampanti in 3D. L’ingegnere sostiene che non ci possa essere una
colonizzazione dello spazio fino a quando non sarà possibile
realizzare tessuti tra le stelle. Citando
Rino Gaetano “chi vivrà vedrà”.


    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp-cdn.multiscreensite.com/b7328070/dms3rep/multi/bevilaqua.jpg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp-cdn.multiscreensite.com/b7328070/dms3rep/multi/elea.jpeg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/b7328070/dms3rep/multi/www.jpg" length="42397" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 07 Aug 2020 08:54:50 GMT</pubDate>
      <author>info@acapo.agency (Acapo Agency)</author>
      <guid>https://www.telaisalusso.com/tessere-il-wwwd22e5bda</guid>
      <g-custom:tags type="string">#computer,#telaio,#www,#web,#tessitura</g-custom:tags>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/b7328070/dms3rep/multi/www.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Tessitura a cintura in Chiapas</title>
      <link>https://www.telaisalusso.com/tessitura-a-cintura-in-chiapas87768a16</link>
      <description>L'articolo parla dei laboratori di tessitura che ho visitato in Chiapas.</description>
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
                  
  Tessitura a cintura in Chiapas

                &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp-cdn.multiscreensite.com/b7328070/dms3rep/multi/Chapas.jpg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      “Queremos que sea reconicida nuestra forma de vestir, de hablar, de gobernar, de organizar, de rezar, de curar; nuestra forma de trabajar en colectivos, de respectar la tierra y de entender la vida que es la naturaleza, que somos parte de ella.”
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    “Vogliamo che venga riconosciuto il nostro modo di vestire, di parlare, di governare, di organizzare, di pregare, di curare; il nostro modo di lavorare in gruppo, di rispettare la terra e di comprendere che la vita è natura, e che noi siamo parte di essa”. [la traduzione è mia]
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Queste parole, che la giornalista Laura Castellanos riporta sulla rivista “Gatopardo” in occasione di un’intervista al comandante Marcos, vengono pronunciate da donne indigene incappucciate durante la marcia del 2001.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Bastano pochi giorni in Chiapas per non stupirsi che le popolazioni indigene, come prima richiesta di libertà al congresso di Città del Messico, abbiano chiesto il riconoscimento del loro modo di vestire.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Bastano pochi giorni in Chiapas per rendersi conto che i vestiti che coprono i corpi degli autoctoni non sono solo dei semplici vestiti.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Bastano pochi giorni in Chiapas per amare, in tutti i suoi elementi, la tessitura di questo stato del Messico.  
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      “Vogliamo che venga riconosciuto il nostro modo di vestire”
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      I vestiti per le popolazioni autoctone del Chiapas, non sono solo un modo per coprirsi, ma sono una forma autentica e profonda di documento d’identità. 
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Un determinato colore, un determinato motivo, un determinato taglio del vestito indica (a chi lo sa riconoscere) il luogo d’origine e la tradizione culturale della persona che lo indossa. Quando un Indio si veste, che sia uomo o donna non importa, con un vestito tradizionale è come se indossasse una seconda pelle che racconta a sé stesso e a chi lo guarda la storia del suo popolo e il suo trascorso culturale. È come se nei codici di scrittura presenti nei simboli dei loro vestiti ci sia trascritto in un altro alfabeto il DNA del loro essere.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Nella tradizione tessile messicana si riflettono le straordinarie diversità culturali che caratterizzano ogni singola regione, ogni singola provincia, fino ad arrivare anche a ogni singolo paese. Ad una storia comune di grande antichità, ogni regione unisce i suoi aspetti peculiari.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
La selezione dell’ordito per il disegno avviene manualmente
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Il 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Chiapas
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    , oltre a essere uno degli stati più poveri della repubblica del Messico, è anche quello ad avere la più alta presenza di popolazioni indios. Tzeltales, Tzotziles, Tojolabales sono solo alcune delle popolazioni che parlano lingue della famiglia Maya. I Maya delle terre alte quindi, per riconoscersi e distinguersi tra di loro hanno assegnato agli indumenti il ruolo e il compito di segno indicativo culturale. E così le tecniche, i disegni e soprattutto i significati si sono conservati nel corso della storia arrivando fino ad oggi da molto lontano diventando una forza che protegge l’identità a distanza di secoli.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Camminare per le strade di 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      San
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Cristobal de Las
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Casas
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     o per le vie di un qualunque villaggio della sierra, e vedere uomini, donne e bambini coperti da questi codici come fossero tatuaggi, rende tutto più misterioso e incredibilmente onirico. 
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Per l’antropologo 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Andres Fabregas
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     i tessuti del Chiapas sono 
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      “una forma di resistenza culturale e la forza dell’anima di un popolo nei secoli. L’identità splendidamente criptata che uomini e donne 
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      portano sopra il petto come un’armatura di fili, è più forte di sicuro di qualunque ferro”
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
    .
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    L’arrivo dei conquistadores nel sedicesimo secolo significò una brusca interruzione della storia nativa. Ogni cosa venne bruscamente e tragicamente interrotta: gli schemi intellettuali, l’arte, la scienza, la lingua. In questo contesto di forte pressione nasce, per l’antropologo Fabregas, una forte resistenza culturale.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Le popolazioni native hanno usato la tessitura come forma di resistenza.
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Gli elementi del telaio sono diventati armi di sopravvivenza culturale. Partendo dall’ampia varietà dei motivi del passato, gli indios ne elaborarono di nuovi, sia presi dalla natura che nati da idee astratte. Così, mentre da una parte si sviluppava una società nuova con nuove forme culturali, dall’altra parte i popoli autoctoni del Chiapas ricostruirono la loro identità e la trasmisero nel modo più sicuro: facendola vedere al conquistatore tutti i giorni nel lavoro tessile e nei tessuti che indossavano. 
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    I movimenti celesti, i posti delle stelle, i segreti dell’agricoltura, i luoghi mitici degli dei, le grotte e i luoghi sacri, la fauna magica dei miti, furono trasmessi di generazione in generazione fino ad oggi nei tessuti che risultano portatori di disegni radicati nella millenaria storia di questi popoli.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Per 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Alfonso Alfaro
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    , noto antropologo messicano, il tessuto in Chiapas per gli Indios è ancora qualcosa di più forte e profondo. Il vestito non copre soltanto e neppure è solo un documento d’identità ma si spinge oltre, è un’opera quasi totale, che porta con sé significati nascosti e invisibili e sarebbe un errore non unire l’aspetto pratico e quello emotivo.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      L’identificazione tra vestito e individuo è così forte che quando un famigliare muore lontano da casa e dai suoi cari, i parenti del defunto prendono i suoi vestiti e celebrano il funerale senza il corpo.
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     Usano candele, incensi e interrano i vestiti del proprio caro in una vera e propria fossa, come quella che avrebbe accolto il corpo senza vita. Il vestito, così, assume altri significati e, da fili e fibre, diventa carne, sangue, diventa corpo.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    
Donne al Lavoro
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Cortés
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     e altri cronisti dell’epoca di Re Carlo V, fin dai loro primi documenti, quando arrivarono in Messico descrissero con grande ammirazione la bellezza dei vestiti splendidamente colorati e ricchi di disegni con cui si coprivano gli indios. 
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Cortés così scrisse al suo re:
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      “Demas desto, me dio el dicho Muteczuma mucha ropa de la suya, que era tal, que considerada ser toda de algodon y sin seda, en todo el mundo no se podia hacer ni tejer otra tal, ni de tantas y tan diversas y naturales colores ni labores (…) muy maravillosas (…)”
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    “Oltre a questo, il così chiamato Montezuma mi diede molti dei suoi vestiti, che, considerando essere tutti di cotone e senza seta, non si potevano fare né tantomeno tessere in tutto il mondo di simili, né così tanti e tanto diversi tra loro né per i colori naturali né per le lavorazioni (…) veramente meravigliosi (…)” [la traduzione è mia]
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Questi tessuti tanto meravigliosi da essere descritti ed elogiati al re in persona, venivano realizzati dalle donne indios su dei semplici telai a tensione, meglio conosciuti come telai a cintura. Agli spagnoli però, più attratti dall’oro che dalla storia locale, non interessavano tessuti broccati che parlassero di una cultura diversa dalla loro. E così importarono nel continente da loro appena “scoperto” i telai a pedali, telai più larghi, più veloci, a più licci, più adatti a una produzione seriale.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      I conquistatori crearono dei laboratori di tessitura comunitari chiamati Kamulnà, dove le donne erano costrette a recarsi tutti i giorni a tessere tela semplice, una tela bianca, vergine, senza disegni, per pagare i tributi ai loro nuovi sovrani.
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    In alcune regioni del Messico questa violenza fu così forte e radicata che la tessitura a tensione sparì del tutto. Nella penisola dello Yucatan ad esempio (altra regione che sono riuscito a vedere nel mio breve viaggio) i telai tradizionali a cintura non si trovano più. Qui, a differenza del Chiapas, si sviluppò maggiormente l’uso del ricamo, pratica già largamente diffusa, e l’utilizzo del telaio a 4 licci. La tela semplice tessuta nei Kamulnà passava alle monache le quali, dopo aver insegnato i punti europei alle donne locali (uno fra tutti il punto croce), facevano ricamare motivi cristiani.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    In Chiapas, invece, le popolazioni Indios riuscirono a rimanere più legate alle loro tradizioni e usarono il telaio preispanico proprio – per riprendere le parole di Fabregas 
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      - “come forma di resistenza culturale”.
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Di certo oggi, come cinque secoli fa con i conquistadores, gli indios sentono il capitalismo e la globalizzazione come una minaccia intenta a distruggere nuovamente il loro territorio e la loro storia.
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    E se il movimento zapatista tra le prime richieste annovera quella di riconoscere il loro modo di vestire, ciò testimonia che oggi, come cinque secoli fa, la tessitura è per loro più che viva e di vitale importanza e, in essa, continuano a riconoscersi. E così come di fronte ai telai a pedali portati dagli spagnoli, anche oggi di fronte ai telai industriali e alla produzione di massa, gli indios continuano a tessere sui telai a cintura, mai cambiati, sempre identici a sé stessi. 
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Con abile maestria, sedute per terra con attaccate al corpo orditi fitti e larghi, accoccolate come ragni sulle loro tele, le donne, oggi come ieri, insegnano alle figlie come tessere e i significati, antichi e moderni, di quei codici che vanno formandosi sulla tela. 
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    A 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      San Andrés
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    , ad esempio, una bambina è portata all’uso del telaio fin dalla sua più tenera età. Quando nasce una bambina è uso circondare la neonata con il telaio e tutti i suoi accessori. Dopo aver bagnato la piccola con acqua santa, viene messo il telaio nella culla. Le bambine diventano donne a 12-13 anni, quando vengono riconosciute dalla comunità come tessitrici. 
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      La tessitura a mano in Chiapas è ancora fertile.
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Ci sono giovani tessitrici che non si limitano a riprodurre solo motivi tradizionali ma creano disegni nuovi, che diventano la loro firma. I tessuti e le loro creatrici hanno ancora molto da dire e non possiamo che sperare che continuino a lungo, affascinati come siamo del loro raccontare e desiderosi di ascoltare le storie tessute dai loro telai. 
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    San Crisobal de las Casas. Gli ordito sono molto fitti e possono raggiungere gli 80 cm di larghezza
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    
Io a San Andrés presso una coperativa di tessitrici
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp-cdn.multiscreensite.com/b7328070/dms3rep/multi/p6.JPG" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp-cdn.multiscreensite.com/b7328070/dms3rep/multi/Chapas.jpg" length="97247" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Wed, 19 Sep 2018 12:47:42 GMT</pubDate>
      <author>info@acapo.agency (Acapo Agency)</author>
      <guid>https://www.telaisalusso.com/tessitura-a-cintura-in-chiapas87768a16</guid>
      <g-custom:tags type="string">#tessituraatensione,#telaioacintura,#Chiapas,#Messico</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Broccati d'oro e tessitura a tensione in Thailandia</title>
      <link>https://www.telaisalusso.com/broccati-d-oro-e-tessitura-a-tensione-in-thailandia17a5db28</link>
      <description>L'articolo tratta le tecniche di tessitura viste in Thailandia durante il mio viaggio del 2018.</description>
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
                  
  Sottotitolo del nuovo post

                &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp-cdn.multiscreensite.com/b7328070/dms3rep/multi/DSC07480.JPG" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    In 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Thailandia
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    , per quello che sono riuscito a capire e vedere nella breve vacanza-viaggio fatta a cavallo tra il 2015 il 2016, la tessitura a mano si sviluppa quasi esclusivamente a nord e a est di Bangkok. Personalmente ho visitato due siti tessili, il primo a Bho Tha Sawang, il secondo in uno dei tanti villaggi Karen.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Bho Tha Sawang
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     è un paesino di poche case piantato nella pianura nord est della Thailandia, a pochi km da Surin nella regione dell'Isaan. L'economia di questo paese sembra poggiare principalmente
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
                    
    sulla tessitura, sulla seta e sull'agricoltura. Bho Tha Sawang, pulito e lieve, è di scarso interesse per il turismo occidentale ma famoso per tutti i tailandesi per la sua 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      seta
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     pregiata e per i suoi tessuti 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      broccati d'oro
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     che prendono il nome dal paese stesso.
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Appena entrato in uno dei tanti laboratori del paese sono stato immediatamente colpito e affascinato dai telai più che dai tessuti stessi. Mai avevo visto in vita mia dei telai così grandi e così strutturati per tessuti cosi fini e pregiati. I telai di Muhamma nel 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Kerala
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     – in 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      India
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     – sembrano dei telai per giganti; sono più tozzi, pantagruelici ma servono a tessere corde di cocco. A Bho Tha Sawang invece si tesse seta finissima e fili d'oro e il laboratorio stesso è studiato e realizzato in funzione al telaio. Telaio ed Edificio vivono l'uno dentro l'altro e l'uno per l'altro.
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    A studiare questi telai, da un antico fascino imperiale, come un traduttore di fronte all'Opera (per usare le parole di Dacia Maraini) “ero in uno stato di innamoramento solitario”. 
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      I telai lavorano su tre livelli: superiore, medio e inferiore. Non sono particolarmente larghi, i pettini sono da 100 cm, quello che colpisce è la lunghezza e l'altezza del telaio. Quattro donne lavorano insieme sullo stesso telaio. Una donna al livello inferiore e tre in quello centrale. Di queste tre donne due stanno rispettivamente sui fianchi del telaio, una in faccia all'altra. I movimenti che fanno sono gli stessi, gemelli e a specchio tra di loro. La terza donna del livello centrale lavora al pettorale a fare la tessitura vera e propria: licci, pettine, navetta. Le quattro donne, cuore e motore del telaio, mentre lavorano parlano, ridono, ascoltano musica coordinate da un movimento comune che si ripete come un'onda dall'inizio alla fine, dal mattino alla sera, dal passato al presente. Sono loro a dare vita alla macchina, a determinare il respiro, il battito cardiaco.
      
                      &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Il livello centrale è di fatto il telaio: con l'ordito in orizzontale (parallelo al pavimento), dai subbi, dalla cassa battente, dai due licci di base ecc.. Oltre alle normali maglie dei due licci di base, nella normale posizione poco dietro il pettine e di normale altezza; questi telai hanno la particolarità e singolarità di avere altre maglie dei licci (senza occhiello) molto alte (8 metri e anche più) posizionate a circa metà telaio. Perpendicolarmente all'ordito queste lunghe maglie terminano su due bastoni di bamboo. Quello della parte alta viene fissato al soffitto con semplici corde, quello della parte bassa finisce a penzoloni o appoggiato a una asse alcuni metri sotto l'ordito. Sotto il telaio infatti, nella parte centrale, non c'è il pavimento ma, o una fossa profonda a cui si accede con comodi gradini, o direttamente il livello inferiore del laboratorio dove lavora una donna.
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Queste lunghe maglie dei licci hanno un numero molto alto di bacchette di bamboo, parallele al pettorale del telaio, che selezionano le maglie stesse a seconda del disegno da ottenere. Osservando infatti le bacchette e i loro intrecci si intravedono i disegni che saranno sul tessuto. Naturalmente più bacchette (che chiamerò liccetti) ci sono, più il disegno è complicato e ricco. Ogni liccetto corrisponde a una o due linee di trama del disegno. Queste bacchette, quando hanno inizio i lavori, sono posizionate una di seguito all'altra sulla parte superiore delle maglie.
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Le due donne che lavorano lungo i fianchi del telaio prendono il primo liccetto del livello superiore, lo abbassano sul livello centrale (l'ordito), evidenziano con due tubi di plastica la selezione di fili che la bacchetta conserva, tolgono il liccetto e lo passano al livello inferiore, inserendolo nella stessa separazione di prima ma questa volta, al di sotto dell'ordito. A questo punto è la donna del livello inferiore a prendere la bacchetta e a riporla il più in basso possibile. Le due donne che lavorano sui fianchi del telaio tirano verso l'alto le maglie selezionate aiutandosi con i due tubi di plastica. La donna del livello inferiore tira invece verso il basso le maglie escluse dalla selezione. In questo modo si apre la bocca d'ordito per la trama del broccato che, selezionata con un'apposita asta separatrice, viene portata verso la tessitrice che ha così la possibilità di passare la trama del broccato, oltre al punto tela di base che ottiene con i due licci.
      
                      &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Quando tutti i liccetti sono stati portati dall'alto al basso si fa il lavoro inverso, ovvero, trama dopo trama, si riportano tutti i liccetti al livello superiore in quella che era la posizione di partenza. In questo modo il disegno è completo e spesso questo si realizza a specchio.
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Nel periodo che sono stato in laboratorio ho visto telai montati dai cinquecento ai mille liccetti circa. Per contenere tutti questi liccetti i telai vengono montati con più blocchi di maglie. Quelli che avevano mille liccetti, di blocchi ne avevano cinque.
      
                      &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Naturalmente non descrivo nel dettaglio tutti i particolari, i gesti, i trucchi, che fanno di quei telai macchine eccezionali e delle donne: tessitrici esperte. D'altronde non so neppure la mole di dettagli che mi sono sfuggiti o che semplicemente non ho visto.
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Bello era anche vedere come queste artigiane amassero il loro lavoro e di come avessero cura e rispetto di esso. A turno pulivano il laboratorio più volte al giorno, invitavano i clienti a lasciare le scarpe in fondo ai gradini (proprio come fosse un Tempio) ed erano fiere e orgogliose a mostrare i loro lavori. 
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    I
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
       tessuti Tha Sawang hanno l'ordito e la trama di base in seta, mentre la trama del disegno è d'oro. I motivi, sul telaio, sono a rovescio e per vederli bisogna aiutarsi con uno specchio. In un giorno di lavoro (7 ore e mezza) quattro donne realizzano 6 cm circa di tessuto.
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
     Nei negozietti del paese è quasi impossibile trovare un broccato in vendita. Infatti questi lavori vanno ordinati con tempo e vengono principalmente usati per i vestiti da sposa. Quello che si trova nei negozietti per la via principale sono 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      ikat
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     di trama e 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      tessuti a 4 licci
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    . Nascosti nelle case del circondario si trovano infatti telai a 4 licci dove, in situazioni domestiche, viene allevato il baco da seta e le donne tingono il filo ricavato prima di tesserlo.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Il secondo sito tessile che ho visitato è di tutt'altra natura. Rispetto al primo non c'erano laboratori, telai complessi, fili d'oro o ordinazioni da fare. Le tessitrici, anche in questo caso solo donne, tessono sedute per terra dove capita, da sole o in compagnia, in casa o all'ombra di un tetto di foglie di palma. Il telaio altro non è che due bastoni (o anche solo due tubi di plastica per quelli più poveri) tenuti insieme da un ordito di cotone. Come un cordone ombelicale l'ordito unisce tessitrice e cielo. Il corpo della donna da una parte, un albero, un palo o un qualunque appiglio dall'altra. Nel mezzo, a fare da ponte, il telaio. Corpo e telaio sono un tutt'uno, una sola creatura che vive della presenza e del fare dell'altro. 
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    I telai qui sopra descritti si trovano a nord della Thailandia dove vivono una decina di tribù nomadi. Le Chao
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
                    
    Khao (le tribù delle colline) sono originarie della Cina e del sudest asiatico. Sono conosciute anche anche come 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      i popoli del quarto mondo
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
     perché, incuranti delle leggi e degli stati nazionali, si spostano e si stanziano a loro piacere.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Io ho visitato uno dei tanti villaggi 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      Karen
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    , la seconda tribù più numerosa (sui 500.000 membri) in Thailandia, vicino a Chiang Mai. I Karen erano originari della Birmania e si sono rifugiati in Thailandia a causa del regime nel Paese. Qui però sono diventati delle attrazioni turistiche e un giro d'affari importante su cui il governa specula. Accedere ad un viaggio Karen significa pagare un biglietto d'ingresso, come andare al cinema o peggio, in uno zoo. I soldi del lascia passare, dieci euro circa, vanno alle casse del governo. Il villaggio altro non è che una strada battuta da una bancarella dopo l'altra. E' un centro commerciale in mezzo alla giungla per turisti, che arrivano solo per restare pochi minuti (giusto il tempo di qualche foto e di qualche acquisto), portati dai vari tour organizzati dalla città. Qui 
    
                    &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                      
      le donne giraffa
    
                    &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
                    
    , note per i loro tanti anelli che danno l'illusione ottica di allungare il collo, tessono con la speranza che il visitatore di turno compri loro qualcosa. 
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Ho visitato questo villaggio da solo, senza appoggiarmi a un tour. Il mio scopo era unicamente quello di studiare la loro tessitura. Per mia fortuna sono stato adottato da Tarasa: donna affettuosa, gentile, sorridente e maestra improvvisata di tessitura per un giorno. 
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Da un punto di vista professionale è stato interessante per me imparare come fanno i licci di cotone nello stesso tempo in cui montano l'ordito. Abituato ai licci di cotone dei telai orizzontali ma sopratutto di quelli verticali (dove cioè le due operazioni si svolgono in tempi distinti) ho trovato questo sistema (nonostante alcuni limiti) semplice, veloce e assolutamente efficace.
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Curioso è stato vedere la reazione delle ragazze
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
                    
    e delle altre donne del villaggio al mio genuino interesse per la loro tessitura. Prima poche, poi sempre più, venivano intorno a me e non potevano credere che un uomo, turista, potesse tessere e interessarsi dei loro bastoni-telai.
    
                    &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    A fine giornata, con il telaio di Tarasa nello zaino, ero soddisfatto e felice di aver conosciuto lei e la sua tessitura originaria di chissà quale lontana terra. Ripensavo ai telai a tensione Sud americani visti anni prima simili a questi e fantasticavo sulle possibili relazioni.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Leggendo su internet articoli pertinenti alle donne giraffe, opinione diffusa è quella di boicottare i villaggi di queste popolazioni per non incoraggiare il governo a lucrarci sopra. Varcando l'ingresso del villaggio sono stato assalito da tristezza e impotenza vedendo una cultura, lontana e sconosciuta, esposta in vetrina. Ma nonostante tutto non mi sento di dare consigli etici a nessuno, tanto meno dopo aver fatto la scelta di andarci in prima persona. Quello che posso banalmente dire e che Tarasa è stato forse il contatto umano più dolce e vero che mi sono portato a casa dalla Thailandia.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
                    
    dicembre 2015/gennaio 2016
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp-cdn.multiscreensite.com/b7328070/dms3rep/multi/DSC07480.JPG" length="413526" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Wed, 19 Sep 2018 12:40:30 GMT</pubDate>
      <author>info@acapo.agency (Acapo Agency)</author>
      <guid>https://www.telaisalusso.com/broccati-d-oro-e-tessitura-a-tensione-in-thailandia17a5db28</guid>
      <g-custom:tags type="string">#broccati,#Thailandia,#telaioatensione,#telaioacintura,#tessitura,#telaio</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il mito di Penelope</title>
      <link>https://www.telaisalusso.com/articoli-di-tessitura-1063c5688</link>
      <description>lettura da un punto di vista tessile sul mito di Penelope</description>
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
                  
  Il Mito di Penelope

                &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp-cdn.multiscreensite.com/b7328070/dms3rep/multi/penelope.jpeg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Penelope, l’inganno, il telaio, il giorno e la notte, il lieto fine; tutti conoscono la storia. Forse non tutti l’hanno letta, forse non tutti sanno dove si può leggerla, ma pochi non conoscono la storia. Penelope, l’inganno, il telaio, il giorno e la notte, il lieto fine: combinazione di elementi che piace. Uomini hanno fatto una selezione e hanno deciso che quella storia andava bene, che non andava dimenticata ma che valeva la pena di impararla a memoria, parola dopo parola, metrica dopo metrica, cantarla piazza dopo piazza. Quella storia insomma: era un business. Piace all’uomo che si sente rassicurato e piace alla donna che si sente eroina di un’azione politica. Piace dunque e, piacendo, entra nel DNA più profondo del pensiero di chi l’ascolta e gli insegna così le leggi che porta e l’etica (il modo giusto di fare le cose) che ha nella pancia. La scrittura ha fiutato l’importanza di quella memoria e non doveva lasciarsela scappare, ma copiarla, pergamena dopo pergamena, perché poi sarebbe arrivata la stampa, la fotocopiatrice, il floppy, la chiavetta, l’online a regalarle l’immortalità.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Penelope
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    l’inganno
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    il telaio
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    il giorno e la notte
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    il lieto fine.
  
                  &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
                    
    Combinazione di elementi che, dopo Schliemann, conviene considerare come mappa di una possibile verità e che, in quanto mito, è parte dell’enciclopedia del popolo che la racconta e del popolo che l’apprezza. Il mito, quindi, è una sintesi di informazioni trasformate da nozione a immagine e tanto più un’immagine suscita fascino, tanto più quell’immagine è carica di un passato di nozione.
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    Il mito in esame fornisce un’immediata e statuaria immagine con ai suoi piedi la sua ombra di nozione: Penelope. Lei è la principessa rinchiusa nella torre e di fuori, i proci, che gozzovigliano facendo politica. Le donne, insomma, da una parte e gli uomini dall’altra. Se a una società l’immagine Penelope suscita fascino, ciò significa che per tale società la nozione contrasto uomo-donna, politico-privato, è accettata, consolidata, o ancora, malinconicamente viva. Il femminismo degli anni settanta conferma e accentua la difficoltà di intreccio fra questi opposti. “L’universo tessile è, nel mondo greco e nella cultura occidentale (e curiosamente solo in quello), una prerogativa femminile” (Valeria Andò – 
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      L’ape che tesse
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
    ). Come dice Adriano Sofri (
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Il nodo e il chiodo
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
    ) “la figura scura e seminuda di Gandhi… accoccolato a filare il suo cotone: come un ragno, sarebbe stata improponibile nella cultura di derivazione classica greco-latina e ebraico-cristiana”. Se per i greci tessere e filare era considerato un lavoro indegno all’uomo (Erodoto riporta casi di viaggiatori in Egitto che trovavano colà il mondo alla rovescia, con gli uomini che tessevano e le donne che andavano al mercato) per gli ebrei prima, e per i cristiani dopo, una donna efficiente è quella che:
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    si interessa della lana e del lino,
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    sta sempre occupata con le mani…
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    le sue mani le mette alla conocchia
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    le dita sue si occupano del fuso…(
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Proverbi di Salomone
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
    )
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    Domi mansit, lanam fecit. È l’elogio riservato alle romane virtuose. Se ne stette a casa, a fare la calza. In Grecia una corona annuncia la nascita di un maschio, una manciata di lana di una femmina (Adriano Sofri – 
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Il nodo e il chiodo
    
                    &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
    ).
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    Se è vero che il mito è un’enciclopedia, quello di Penelope è il capitolo sulla tessitura. Le donne stanno al telaio come gli uomini alla guerra. “La navette est à la tisserande ce que la lance est au guerrier” (Papadopoulou-Belmehdi). Gli opposti sono gli elementi più interessanti di questo mito. “Le popolazioni primitive, e anche le civiltà classiche, hanno elaborato accurate tabelle dei principi dualistici che dominano la vita umana sulla terra… la tabella dei Pitagorici elencava così i principali: finito-infinito; dispari-pari; unità-pluralità; destra-sinistra; maschio-femmina; quieto-mosso; retto-curvo; luce-oscurità; buono-cattivo.
    
                    &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    Queste coppie di opposti sono largamente sovrapponibili. Così la destra, il sesso maschile, la luce, il bene, la forza, la vita stanno da una parte; la sinistra, il sesso femminile, il buio, il male, la debolezza, la morte, stanno dall’altra. Più radicale è, per una cultura, il contrasto fra i due opposti, più forte è il valore che vi si attribuisce a una qualità e il disvalore di cui si carica la qualità contraria” (Adriano Sofri – 
    
                    &#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Il nodo e il chiodo
    
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    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
    ). Le coppie di opposti sono invece vitali alla tela; la tessitura come armonia del contrasto. L’intreccio è la forza diplomatica data dal filo di trama che lega i fili pari con i fili dispari dell’ordito in un universo altrimenti inconciliabile. Penelope per unire maschile e femminile (il ritorno di Ulisse) usa il telaio, che di opposti è formato e che di opposti si nutre, e come trama usa il filo del ragionamento e, di questo, il suo figlio prediletto, l’inganno, trasformando la tela in un’operazione della mente, e non in un prodotto concreto frutto di abilità manuale.
    
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    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    L’inganno è un aspetto della tessitura molto antico che risale forse alla sua nascita, al suo parto nel neolitico. “Per quanto in alto si possa risalire, il vocabolario della metis associa sempre chiaramente quest’ultima alla caccia e alla pesca. Si tesse, si trama, si combina una metis, come si tesse una rete, si intreccia una nassa, si dispone una trappola per la caccia” (Detienne, Vernant). Mente – caccia – tessitura – sono elementi legati da un forte legame di parentela che il ragno, per sua natura, riassume dentro di sé perché tessendo ordisce la sua astuta caccia. Come dice Democrito, la tessitura è un’arte appresa proprio imitando il ragno e gli uomini sono suoi discepoli. Esiodo precisa poi che il giorno più adatto a una donna per drizzare il telaio e dedicarsi al lavoro è quello nel quale il ragno svolge i fili della sua tela (
    
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    &lt;i&gt;&#xD;
      
                      
      Opere e giorni
    
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    &lt;/i&gt;&#xD;
    
                    
    ). La caccia del ragno è scuola per la condotta in battaglia di Atena (tessitrice anch’essa), “non è selvaggia impetuosità – incarnata invece nella figura di Ares -, ma un qualche cosa di coltivato con raffinatezza, è danza, tattica, abnegazione” (Burkert). Atena sostituisce la lancia al filo, la forza alla strategia. Se l’inganno è frutto della metis e se l’inganno diventa metafora della tessitura, telaio e metis hanno qualche cosa in comune. L’astuzia ha aiutato l’uomo nella sua sopravvivenza e si è guadagnata a pieno titolo la sfera del divino. Nel mondo greco l’astuzia era il campo di gioco di pallade Atena, partorita dalla testa del re degli dei, padrone del tutto. Atena dunque è figlia della mente del tutto e ama chi fa della metis la sua arma prediletta. Penelope porta dentro ogni sillaba del suo nome i tre elementi divini di Atena: mente, guerra e arti domestiche. Penelope deve cioè combattere una guerra e la sua strategia (mente) è il telaio. Il telaio rappresenta il cosmo, il moto perpetuo dell’universo. La tessitura si inserisce nella vita di un popolo, nel pensiero e nella fede che ritma quotidianamente le sue abitudini e le attribuisce così significati sacri e preziosi. Nell’Africa settentrionale e in tutto il bacino del Mediterraneo (Sumeri, Egizi, Greci) il telaio è simbolo della struttura dell’universo. Un mito egizio narra di come Neith stenda sul suo telaio il cielo e di come vi tesse la terra. Le donne berbere lavorano ancora oggi su dei telai semplici, due fianchi reggono i due subbi. Il subbio superiore rappresenta il cielo, quello inferiore la terra. Questi quattro pezzi del telaio rappresentano l’universo. Tessere dunque significa partecipare alla vita del cosmo, unirsi a lui, ricreare l’unità del mondo nella sua diversità, nei suoi opposti.
    
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    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    Il mito di Penelope si apre con il caos, confusione. L’ordine (Ulisse) è lontano, manca autorità, disciplina, regole. Penelope è costretta a stare chiusa nelle sue stanze, Telemaco è ancora un ragazzo per dettare legge. Quello che domina l’inizio del mito è il rumore assordante del banchetto dei proci. Le loro continue richieste di matrimonio non sono la soluzione alla fine del disordine, ma al contrario, un ultimatum alla resa, alla sconfitta, alla conferma del disordine. Il compito di Penelope è porre fine all’entropia cosmica del suo universo insulare. Se tessere è partecipazione attiva alla vita del cosmo, lei entra nel file centrale della tessitura e prende tempo. Immobilizza lo scorrere naturale degli eventi, paralizza l’alternanza del giorno e della notte in un tempo senza sviluppo. Da una parte il tempo finito dei proci, all’opposto, il tempo infinito dell’andirivieni della tela. Così, alla velocità dell’inseguimento e della freccia scoccata in corsa fa contrasto l’immobilità della rete tesa, che attende a sua volta la preda.
    
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    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    Penelope entrando così nell’essenza più intima della tessitura tocca con mano un altro aspetto del mondo: la vita. Come intuiva Carlo Michelstaedter, noi siamo come un peso che “pende ad un gancio, e per pender soffre che non può scendere: non può uscire dal gancio, poiché quant’è peso pende e quanto pende dipende”. Penelope tessendo e stessendo il lenzuolo di morte di Laerte sembra sostituirsi alle Parche, divinità che filano i destini umani. La vita di Laerte dipende da quel filo che Penelope tesse e stesse immobilizzandolo nello spazio e nel tempo, ne dilata i suoi giorni, ne determina gli anni. Tutta l’isola è paralizzata nel limbo dell’attesa, intrappolata come un insetto nella ragnatela del ragno, anche il cane di Ulisse, incredibilmente longevo, sembra sospeso in quest’assenza di tempo aspettando senza nulla potere il ritorno del padrone.
    
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    &lt;br/&gt;&#xD;
    
                    
    Con il ritorno di Ulisse e la cacciata dei proci il mito si conclude in un festoso lieto fine. L’ordine gerarchico è ristabilito, ha ripreso forma lo scorrere naturale degli eventi, è svanita la minaccia di anarchia. L’enciclopedia-Penelope, a differenza della ribelle Aracne, viene premiata, alzata sul piedistallo dell’esempio da seguire. Aiutata da Atena, perché usa tutte le nozioni di tessitura ai fini dell’ordine e della tradizione, Penelope si carica il peso del simbolo della tessitrice occidentale per eccellenza in un ben escogitato racconto sull’elogio dell’etica della brava massaia. Penelope sembra così rispecchiare le volontà di Tertulliano quando nel 200 d.C. dice: “Tuo marito è il tuo padrone, Dio vi ordina di stare velate, sarete salve se occuperete le vostre mani con la lana”. Penelope, il cui nome significherebbe “dal viso coperto da una rete”, è fedele al marito e salva il suo equilibrio domestico occupando le mani al telaio. Se le interpretazioni sulla figura di Ulisse cambiano nel corso dei secoli (come se il suo esplorare seguisse di pari passo il cammino dell’uomo e di questo le sue idee e le sue scoperte) Penelope all’opposto sembra restare ferma nella sua stanza, immobilizzata lei stessa nella tela che non cresce, con la finestra aperta sul Mediterraneo e con lo sguardo perso nell’infinito. In Italia cambia nome, diventa una santa (Santa Agata), ma la sua fatica è sempre la stessa, pari a quella di Sisifo, vittima di se stessa per essere un’immortale tessitrice e per usare quel telaio, simbolo dell’eterna fatica dell’eterno ritorno.
  
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      <pubDate>Wed, 12 Sep 2018 12:40:42 GMT</pubDate>
      <author>info@acapo.agency (Acapo Agency)</author>
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